




Ci sono storie che si scrivono da sole;
storie che non hanno bisogno di introduzioni ampollose o frasi d’effetto. Comaroto è una di quelle storie che avvalora il tempo che è stato, il suo passare inesorabile e rievocativo per apprezzarne ogni anfratto, così da poter documentare poi le caratteristiche aromatiche ed il nome di un vino di pregio.
si cercava un nome che ricordasse i nonni, gli antenati, ed al contempo ripercorresse le loro fatiche oltreché la loro storia, i tempi in cui loro hanno vissuto, tempi più autentici rispetto ad oggi, tempi in cui, testa bassa, si lavorava duramente. Gli unici valori importanti della famiglia sono onestà e lavorare sodo; oggi sono valori in contrasto con i tempi.
Winemaker, cellarmaster sono nomi altisonanti che dettano legge sul mercato del vino di pregio, ma spesso si dimenticano le origini, da dove parte tutta questa poesia. E tutto parte direttamente dalla campagna, dal saper custodire la vigna, dalla cultura del lavorare la terra, e di occuparsene lavorandola con le mani. Oggi si delega questa parte fondamentale agli operai, snobbata perché più meramente produttiva. Ci si dimentica, un po’ troppo spesso, da dove parte la ‘vera’ produzione.





Ci sono storie che si scrivono da sole;
storie che non hanno bisogno di introduzioni ampollose o frasi d’effetto. Comaroto è una di quelle storie che avvalora il tempo che è stato, il suo passare inesorabile e rievocativo per apprezzarne ogni anfratto, così da poter documentare poi le caratteristiche aromatiche ed il nome di un vino di pregio.
si cercava un nome che ricordasse i nonni, gli antenati, ed al contempo ripercorresse le loro fatiche oltreché la loro storia, i tempi in cui loro hanno vissuto, tempi più autentici rispetto ad oggi, tempi in cui, testa bassa, si lavorava duramente. Gli unici valori importanti della famiglia sono onestà e lavorare sodo; oggi sono valori in contrasto con i tempi.
Winemaker, cellarmaster sono nomi altisonanti che dettano legge sul mercato del vino di pregio, ma spesso si dimenticano le origini, da dove parte tutta questa poesia. E tutto parte direttamente dalla campagna, dal saper custodire la vigna, dalla cultura del lavorare la terra, e di occuparsene lavorandola con le mani. Oggi si delega questa parte fondamentale agli operai, snobbata perché più meramente produttiva. Ci si dimentica, un po’ troppo spesso, da dove parte la ‘vera’ produzione.
Marketing, rappresentanza, vendita… Comaroto è un nome che oltrepassa l’apparenza, torna alle origini, al legame forte con la terra; Comaroto parte dalla materia prima, senza risultare retrogrado; Comaroto riconosce il lavoro autentico – un passo indietro per distinguersi da ogni contesto – valorizzando la parte primaria del processo. L’Amarone e Valpolicella Comaroto sono frutto di autenticità, di etica e di passato. Comaroto è un nome che parte dalle radici, dal forte legame con Ernesto Dal Forno.
Quale bagaglio può essere meglio assunto, se non quello appreso lavorando con il padre Romano Dal Forno? Assecondando meticolosità e criterio, con una materia prima che ha sempre fatto la differenza, frutto di una natura assecondata e vezzeggiata. E ancora una volta si parla di autenticità, di un prodotto ‘vero’.
Da adulti si ricordano aneddoti non scontati, da piccolissimi si andava al casolare di famiglia per lavorare il vino manualmente, tutti in famiglia, il dopocena era lavoro, bottiglia, tappo, capsula, etichettatura, bottiglie da infilare nei cartoni… senza imposizioni, tutto veniva da sé, in un modo che solo chi ci è realmente passato può comprendere. Esperienze sensoriali uniche e coinvolgenti, immagini, suoni, parole e profumi catturati dal passato per essere rivisitati in chiave contemporanea. Si cenava accanto alla stufa a legna, patate e formaggio, il mattino dopo c’era la scuola, ed era una festa, e magari si era pigiato l’uva sino all’una del mattino! Le menti sono sgombre di ricordi di qualcosa che abbia pesato a loro da fanciulli, perché lavorare alla pressa, ad esempio, era un divertimento, era spensieratezza; da bimbi non si avverte né si vive delle responsabilità e delle pressioni dell’età adulta. Al contempo, s’impara con straordinaria naturalezza un metodo di lavoro, ‘il’ metodo di lavoro.
‘Cosa che dovremmo riuscire a replicare con i nostri figli’.
Marketing, rappresentanza, vendita… Comaroto è un nome che oltrepassa l’apparenza, torna alle origini, al legame forte con la terra; Comaroto parte dalla materia prima, senza risultare retrogrado; Comaroto riconosce il lavoro autentico – un passo indietro per distinguersi da ogni contesto – valorizzando la parte primaria del processo. L’Amarone e Valpolicella Comaroto sono frutto di autenticità, di etica e di passato. Comaroto è un nome che parte dalle radici, dal forte legame con Ernesto Dal Forno.
Quale bagaglio può essere meglio assunto, se non quello appreso lavorando con il padre Romano Dal Forno? Assecondando meticolosità e criterio, con una materia prima che ha sempre fatto la differenza, frutto di una natura assecondata e vezzeggiata. E ancora una volta si parla di autenticità, di un prodotto ‘vero’.
Da adulti si ricordano aneddoti non scontati, da piccolissimi si andava al casolare di famiglia per lavorare il vino manualmente, tutti in famiglia, il dopocena era lavoro, bottiglia, tappo, capsula, etichettatura, bottiglie da infilare nei cartoni… senza imposizioni, tutto veniva da sé, in un modo che solo chi ci è realmente passato può comprendere. Esperienze sensoriali uniche e coinvolgenti, immagini, suoni, parole e profumi catturati dal passato per essere rivisitati in chiave contemporanea. Si cenava accanto alla stufa a legna, patate e formaggio, il mattino dopo c’era la scuola, ed era una festa, e magari si era pigiato l’uva sino all’una del mattino! Le menti sono sgombre di ricordi di qualcosa che abbia pesato a loro da fanciulli, perché lavorare alla pressa, ad esempio, era un divertimento, era spensieratezza; da bimbi non si avverte né si vive delle responsabilità e delle pressioni dell’età adulta. Al contempo, s’impara con straordinaria naturalezza un metodo di lavoro, ‘il’ metodo di lavoro.
‘Cosa che dovremmo riuscire a replicare con i nostri figli’.
"Comaroto è il soprannome del nonno Ernesto."
Siamo nei primi del Novecento e Vittorio Emanuele III, re d’Italia, il 23 giugno 1923, assegna ad Erminia Danzi – madre di Ernesto Dal Forno
– l’abilitazione alla professione di Levatrice –
termine conosciuto, comunemente noto nel dialetto locale come ‘Comare’.